L'ingratitudine

scritto da Strabik92
Scritto Ieri • Pubblicato 19 ore fa • Revisionato 19 ore fa
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Testo: L'ingratitudine
di Strabik92

L'ingratitudine non ti esenti dal fare il bene.

E invece sì, vorresti. Ti svegli la mattina e pensi: "Oggi smetto. Per una volta, smetto di essere quello che sistema, che ascolta, che si sposta. Tanto l'altra ieri ha ricevuto e se n'è andata senza neanche un cenno. L'altro ha preso il mio tempo e l'ha usato come tovagliolo. Perché dovrei?"

Non ti esenta, dice il proverbio. Ma è un proverbio da santi o da martiri, non da esseri umani con la schiena piena di nodi e il conto in banca della pazienza in rosso. Forse chi l'ha scritto non aveva mai passato una sera intera a costruire qualcosa per qualcuno che poi dice "ma non te l'avevo mica chiesto io".

Eppure. Il punto non è che devi farlo. Il punto è che se smetti per colpa loro, hai già perso due volte: loro restano ingrati, e tu diventi amaro. E l'amaro si attacca alle ossa. Ti fa tenere il conto mentale dei favori. Ti trasforma in quel tipo di persona che dice "io per te ho fatto..." e appena lo dici, hai già rovinato tutto.

Fare il bene non è un dovere morale astratto. È un'abitudine del corpo. Si impara da piccoli, quando non c'era nessuno a battere le mani. Si faceva perché sì, perché vedere l'altro un po' meglio dava una specie di scossa calda. Poi arriva la vita, ti insegna che c'è chi prende e scappa. E lì si apre un bivio.

Uno: smetti. Diventi selettivo, diffidente, equo. Fai il bene solo dopo aver verificato il tasso di riconoscenza prevista. Funziona? Forse. Ma è una vita da commercialista dell'anima.

Due: continui, ma senza aspettare. Non "nonostante" l'ingratitudine, ma "a prescindere". Cambia il verbo: non fai il bene per loro, lo fai per tenere pulito il tuo lato della strada. Loro se lo meritano? Chissenefrega.
La domanda giusta non è "se lo meritano?", ma "tu vuoi essere quello che dà ancora o quello che si è chiuso a riccio?"

L'ingratitudine non ti esenti dal fare il bene. Ma non perché ci sia un premio o una punizione. Perché se ti esentasse, avresti consegnato a loro le chiavi della tua generosità. E loro, spesso, manco sanno di averle.

Fare il bene a chi non ringrazia è l'unico modo per essere sicuri che lo fai per te, non per lo specchietto.
È più duro, certo. Ma alla lunga meno pesante, perché non devi più aspettare il rimborso.
E la cosa paradossale è questa: quando smetti di aspettare, ogni tanto qualcuno ti ringrazia davvero.
E lì non è più un contratto, è un miracolo. Quello che non capita mai a chi conta.

Quindi no, non sei obbligato. Puoi anche smettere. Ma se smetti, sappi che non saranno loro ad aver perso un benefattore. Sarai tu ad averti perso, quel te che sapeva dare senza chiedere.
E quel te, una volta che lo lasci andare, è un casino riaverlo indietro.

L'ingratitudine testo di Strabik92
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